T’ai Chi Ch’üan
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Poiché il corpo umano s’esprime per movimenti, e poiché le emozioni sono, per definizione, movimenti pre-logici rivolti all’esterno, ricorreremo prevalentemente ad un linguaggio comunicante per analogia, visualizzazione, metafora.





Nella muscolatura corporea giacciono, ben fitti in profondità i condizionamenti verbali, logici, razionali, insieme alla memoria delle esperienze vissute nell’intero arco vitale.




Per cominciare a sciogliere un tal grande condizionamento facciamo ricorso ad alcunché di insolito: un movimento gentile, profondo, continuo, orbitale, lentamente erosivo e fluido come è l’acqua.
Un movimento che chiameremo “esitante”, nell’accezione di “rimanere attaccato”, ”aderire”.
E’ difficile rendere accetta alla mentalità “sportiva” l’intuizione che al limite dell’esitazione e morbidezza giace una qualità corporea altrettanto, e forse più, vitale dello stato che chiamiamo di forza e contrazione.





Qualsiasi disciplina corporea assurgente al titolo di “movimento rigeneratore” deve riconoscere lo stato corporeo non contratto come naturale e primigenio.




L’aspetto igienico, ovvero “generatore di salute”, è già insito nella Forma lunga della famiglia Yang e si manifesta spontaneamente durante la pratica corretta.










La “Forma” è “Chi Kung” per eccellenza

Coloro che, occidentali e no, sono dediti alla bassa divulgazione, ignorano che i Maestri d’Arte, senz’eccezione per il T’ai Chi Ch’üan, erano parchi nell’insegnamento e nella parola, talvolta anche per solo analfabetismo, tal’altra in ottemperanza della massima di Lao Tzu:
“Chi parla non sa, chi sa non parla”

Proporremo il T’ai Chi Ch’üan non in guisa di metodo polifunzionale, bensì di esercizio mirante alla scoperta del piacere di muoversi col proprio corpo, nel proprio corpo e fuori d’esso con fluidità, levità, sensibilità, sia nell’esercizio “ a solo”, sia nell’interpretazione competitiva, sia nel quotidiano.

L’ambito didattico sarà spoglio di quel vezzo coreografico che ha reso il T’ai Chi Ch’üan giustamente risibile, ed il suo gesto tecnico inefficace. Lo studente uso alla sola forza e tensione muscolare sarà assistito nella “spoliazione” dell’infausta coppia durezza-forza, generatrice nei tempi lunghi di danni irreparabili, da sostituirsi con la coppia morbidezza-vitalità.

Lo studio del T’ai Chi Ch’üan da noi proposto s’addice bene a coloro che considerano il proprio corpo il miglior compagno, forse l’unico vero, con cui condividere in armonia l’intera vita.




L’elogio della quiete e della sensibilità implicita nel T’ai Chi Ch’üan è il preludio alla opera omnia dell’ “Arte del vivere”, di cui ciascuno è autore, regista, protagonista.



Si dice che l’acque di un grande fiume scorrono lente, silenziose e profonde. Come dovrebbe essere dunque il movimento della nostra vita umana? Rapido, rumoroso, superficiale?







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