La storia
È un’antica disciplina cinese del movimento, informata direttamente dal Taoismo il cui principio cardinale d’azione è il “fare il non – fare”.

Attinge alle seguenti fonti classiche: “TAO TEH CHING” (Lao Tzu) ), “I CHING” (il libro dei mutamenti), “NEI CHING” (il canone di medicina interna), secondo i quali il senso intimo delle operazioni della natura, da cui l’uomo dipende, è desunto per intuizione e non cognizione, per azione e non pensiero.

Tutto ciò relega l’indagine cognitiva, logica, scientifica, a noi cara, ad un ruolo secondario.



Il praticante di T’ai Chi Ch’üan predilige alla ragione il corpo senziente quale mezzo e fine d’azione e comunicazione. Se nel parlato la metafora è un’allusione a cose senza nominarle, la forma del T’ai Chi Ch’üan è metafora corporea in quanto riesce a celare in un piccolo movimento un’altro movimento di complessità funzionale.





Nell’ultimo decennio, i numerosi divulgatori popolari, proponendo ciascuno d’essi, secondo i propri gusti, una lettura del T’ai Chi Ch’üan in chiave ora mistica, ora scientifica, ora energetica, ora meditativa, ora marziale, ora salutare, ecc., hanno, per così dire, mortificato il corpo vivo di quest’arte, il cui pregio consiste proprio nella complessa ma indissolubile manifestazione di un movimento fisiologico, inconscio e profondo, senza frizione e conflitto.





di Franco Malinverno



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